il sito statunitense how-suff-work ha pubblicato uno studio inchiesta riportando quelle che possono essere considerate le 10 più grandi bugie della storia. In questa prima parte vengono esposte le ultime 3.
10. IL CAVALLO DI TROIA - Ancora oggi si dibatte se sia solo leggenda oppure c’è qualche elemento di verità in questo episodio tramandato dall’Iliade di Omero. Molti storici dubitano che la stessa guerra di Troia si sia mai combattuta. Tant’è che se in amore come in guerra tutto è lecito, questa potrebbe essere la più perdonabile delle grandi menzogne. La guerra durata ben 10 anni, scoppiò quando il troiano Paride scappò con Elena, moglie del re di Sparta. Fiaccati dal tanto lungo quanto inutile assedio, i greci mostravano i primi segni di cedimento, tanto che ad un certo punto i troiani credettero di aver finalmente vinto. Non sapevano che i greci avevano un altro asso nella manica. Un colpo di genio del prode Ulisse. I greci costruirono un enorme cavallo di legno con la pancia vuota in cui, però, potevano nascondersi degli uomini. I greci convinsero i troiani che quel cavallo fosse un loro dono in segno di pace. La guerra sarebbe così finita. I troiani felicemente accettarono e portarono quel dono all’interno delle loro mura fortificate.
Quella notte, mentre i troiani dormivano, i greci nascosti all’interno del cavallo uscirono, aprirono le porte della città e procedettero ad una vera e propria carneficina. I troiani erano vinti. Questo è stato senza dubbio uno dei trucchi più grandi e di maggior successo menzionati nella della storia. Se fosse stato vero… Omero menziona la presenza ne “L’Iliade”, e Virgilio estrapola la storia ne “L’Eneide”. L’evidenza, suggerisce che Troia sia effettivamente esistita, dando una certa validità ai racconti di Omero. Proposta dallo storico Michael Wood, la teoria oggi più accreditata vuole che quel “cavallo” non fosse altro che un “ariete”, che ha sfondato le porte della città sotto assedio. Un epilogo come tanti altri, di cui è piena la storia, che però finisce col toglierci quel alone di fascino tramandato per secoli. In ogni caso, questa leggenda ha trovato il suo posto nella storia occidentale come monito a diffidare dai doni dei nemici.
9. I FALSI DI VERMEER/HAN VAN MEEGEREN - Quella di Han Van Meegeren costituisce uno dei casi più emblematici e misteriosi del mercato dell’arte, essendo stato scoperto come il più abile falsario di ogni tempo solo dopo la sua confessione. Han van Meegeren era un artista che si sentiva sottovalutato. Un bel giorno pensò di poter ingannare gli esperti d’arte, così da far comprendere il suo genio. Nel 20° secolo, gli studiosi hanno litigato non poco sul fatto che il grande Jan Vermeer avesse dipinto una serie di opere raffiguranti scene bibliche. In particolare su un’opera molto controversa, “I discepoli di Emmaus”. Con instancabile attenzione ai dettagli, Han Van Meegeren falsificò le crepe e la durezza della pittura, dandole così un aspetto secolare. I critici credettero davvero che Vermeer avesse dipinto queste scene. Valutarono la pittura come autentica. Han Van Meegeren con le frodi si era arricchito, ma soprattutto vendicato di coloro che non lo avevano mai apprezzato come pittore di suoi quadri originali. Aveva persino venduto al capo delle SS naziste, Heinrich Himmler, dipinti falsi per un valore di cinque milioni e mezzo di fiorini, una cifra enorme per quel tempo. Proprio per questo nel 1945, alla fine della guerra, fu processato in Olanda per collaborazionismo con i nazisti – accusa per cui rischiava l’ergastolo – ma in quella circostanza rivelò di essere un falsario e di aver venduto ai tedeschi autentiche patacche. Nessuno volle credergli: un artista senza talento in grado di dipingere perfettamente nello stile, nella tecnica, nell’invecchiamento capolavori del Seicento? Impossibile! L’imputato chiese di dimostrarlo in aula e davanti ai giudici allibiti dipinse un Gesù nel tempio che gettò nel panico e nella costernazione critici ed esperti di tutto il mondo, i quali si vedranno costretti a revisionare tutta l’Opera di Vermeer e altri grandi maestri olandesi del XVII secolo.
8. BERNIE MADOFF E LO SCHEMA PONZI - Quando Bernie Madoff, nel 2008, ha ammesso che il suo fondo di investimento è stato “solo una grande bugia” aveva truffato, in oltre un decennio, soci e finanziatori per circa 50 miliardi dollari. Madoff ha utilizzato la formula di uno schema finanziario truffaldino conosciuto appunto come “schema Ponzi”, una bugia a sua volta che prende il nome dal famigerato Charles Ponzi. Funziona così: vengono promessi agli investitori grandi rendimenti. Man mano che gli investitori si aggiungono, chi ha proposto l’investimento invece di investire i soldi, tiene per sé una parte sempre più consistente ed utilizza i fondi da nuovi investitori per ripagare gli investitori precedenti. Una bolla che prima o poi è destinata a scoppiare appena la catena si ferma. Di solito, la truffa si sfascia in fretta, perché richiede a chi l’ha “creata” di trovare sempre più investitori. Madoff è stato capace di farla durare ben 10 anni. Ecco spiegati i suoi (e solamente suoi) grandi profitti. Negli USA è stata considerata una bugia particolarmente scioccante perché Madoff, era un ex presidente del NASDAQ (il mercato azionario dei titoli tecnologici di New York) ed unanimemente considerato uno degli esperti finanziari più importanti del paese. Un colletto bianco perbene, insomma. In realtà, un allievo che supera il maestro. Ponzi, infatti, morì povero e non guadagnò mai col suo inganno neanche un centesimo di quanto ha profittato Maddoff. Per questo sarebbe meglio dare a Cesare quel che è di Cesare e parlare di “schema Madoff”.
source: giornalettismo.com
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